Free Web Hosting | free host | Free Web Space | BlueHost Review

1. REAZIONI AI BOMBARDAMENTI SULL'ITALIA DEL NORD

_____________________________________________________________________

Sul finire del 1942 la guerra mondiale era al suo punto cruciale: le truppe alleate erano sbarcate e avanzavano in Africa, sul fronte orientale infuriava la battaglia di Stalingrado che avrebbe posto fine all'avanzata tedesca. Questo significò un inasprirsi del conflitto anche per l'Italia che venne sempre più coinvolta nelle azioni militari alleate. Già in autunno gli inglesi iniziarono pesanti bombardamenti al nord coinvolgendo anche la popolazione, alla fine di novembre le vittime civili dall'inizio della guerra erano più di 1.800, i feriti più di 3.000 (1) . Lo scopo di queste azioni era di impedire i rifornimenti alle truppe in Africa e di fiaccare il morale della popolazione (2) : a tal fine furono particolarmente colpite città industriali come Torino e Milano e il porto di Genova da cui partivano i rinforzi diretti in Tunisia.

La Santa Sede fu subito chiamata in causa. Roberto Farinacci, direttore della rivista "Regime Fascista", pubblicò infatti l'11 novembre un articolo in cui, senza mezzi termini, dava la responsabilità dei bombardamenti al Vaticano e a Myron Taylor, rappresentante personale del presidente americano Roosevelt presso il papa, giunto a Roma il 17 settembre.

Sotto il titolo "Resipiscenze" Farinacci scriveva: "...tutti sanno che Myriam (sic!) Taylor fu ultimamente in Vaticano per assolvere una missione politica affidatagli da Roosevelt e che poi ritornato in America ebbe a dire ho conferma che bastano pochi bombardamenti sulle città italiane per scardinare la resistenza e la fiducia del popolo. E subito dopo il suo arrivo a Washington, Genova e Milano furono bombardate". Il segretario di Stato, cardinale Maglione, chiese dunque informazioni al delegato apostolico a Washington, Cicognani, il quale interpellò direttamente Taylor che negò sdegnosamente "pur non mostrando sorpresa per siffatta invenzione". La Segreteria di Stato protestò quindi vivacemente contro quell'articolo e contro un'altra affermazione di uguale contenuto che sempre Farinacci aveva pubblicato su "Regime Fascista" del 15 novembre (3) .

Il giornale diretto dal ras di Cremona non era nuovo a questi attacchi al Vaticano e alla Chiesa in genere, si era già infatti distinto in più occasioni per aver lanciato accuse di vario tipo che venivano espresse con un linguaggio molto offensivo che rasentava talvolta il grottesco. Lo stesso Ciano, che non stimava affatto Farinacci, aveva dato un consiglio amichevole al nunzio apostolico in Italia, Borgongini Duca : "Vi consiglio di fare come faccio io" gli aveva detto "non leggete Regime Fascista"(4) . Le ultime accuse lanciate dal giornale erano però particolarmente serie e ancora Ciano si adoperò perchè l'incidente venisse risolto. Si recò quindi da Mussolini per fargli presente le lamentele della Santa Sede e riuscì a convincerlo a non far più pubblicare insinuazioni di quel tipo sulla stampa, non riuscì però a convincerlo della necessità di pubblicare sul giornale incriminato una smentita (5). Raffaele Guariglia, all'epoca ambasciatore italiano presso la Santa Sede, chiarì nelle sue memorie alcuni retroscena della vicenda: raccontò infatti di aver parlato con Farinacci e questi gli aveva detto che era stato Mussolini in persona ad ordinargli di scrivere quell'articolo; il gerarca fece anche intendere a Guariglia che così accadeva per la maggior parte dei pezzi che comparivano sul giornale con la sua firma o con quella di Giovanni Preziosi, un prete spretato (uno "iettatore", a detta di Ciano (6) ) che scriveva articoli molto violenti contro gli ebrei (7) .

Una conferma di ciò possono essere le parole dette dallo stesso Mussolini a Ciano e a Guariglia; al primo disse: "Questo buffone (riferendosi a Taylor) è tornato in America a raccontare che gli italiani sono all'estremo e che con qualche colpo duro è facile metterli al tappeto. Ebbene, queste cose le ha sapute dalla Santa Sede, ove le informazioni giungono attraverso il canale collettore dei parroci. (...) Comunque, fai sapere al Vaticano, che Concordato o no, se Myron Taylor s'attenta a ritornare in Italia, io lo faccio ammanettare" (8) ; col secondo fu anche più deciso: "Guariglia, tutta la colpa dei bombardamenti di Genova e di Torino è del Vaticano." (9) .

Il duce infatti temeva il clima a suo dire completamente disfattista della Santa Sede e riteneva che, data la presenza di molti diplomatici stranieri, la Città del Vaticano fosse sede di complotti. Per questo motivo la stampa e il Ministero della Cultura Popolare non esitavano a trovare pretesti con cui accusare la Santa Sede. La Chiesa veniva tacciata, con un originale uso della lingua italiana, di "pietismo", oppure si attaccava l'Osservatore Romano poiché si rifiutava di usare la parola "duce", ostinandosi a chiamare Mussolini "capo del Governo" (10) .

Accanto a questa sterile campagna diffamatoria veniva svolta un'intensa attività di spionaggio. Ciò che accadeva in Vaticano era infatti tenuto sotto controllo dal SIM (Servizio Informazioni Militari) che censurava la posta inviata dai nunzi alla Segreteria di Stato, manometteva missive indirizzate persino al papa, intercettava telefonate e vigilava sui diplomatici accreditati e sulle loro famiglie (11) . I rappresentanti della Jugoslavia e del Brasile, accreditati presso la Santa Sede e residenti sul territorio italiano, furono espulsi con l'accusa di aver svolto attività spionistica ai danni dell'Italia.

Quest'ultimo episodio chiamava in causa i Patti Lateranensi e più precisamente l'art. 12, che garantiva l'immunità in Italia ai diplomatici inviati presso la Santa Sede. Il Ministero degli Esteri italiano si era già espresso, sin dall'estate del 1938, per un'interpretazione restrittiva di tale disposizione, ritenendo di non poter garantire in tempo di guerra la permanenza di diplomatici di paesi nemici nel territorio italiano (12). Nel giugno 1940, con la dichiarazione di guerra da parte dell'Italia si erano quindi trasferiti nella Città del Vaticano il ministro britannico presso la Santa Sede, Osborne, poi l'ambasciatore francese; successivamente vi si trasferirono anche l'ambasciatore polacco e, dal dicembre 1941 l'incaricato d'affari americano, Harold Tittman, seguito dal rappresentante della Cina. Infine anche alcuni paesi latino americani, formalmente in guerra con l'Italia, ebbero i loro diplomatici in Vaticano.

L'unico compromesso raggiunto in pratica tra Italia e Santa Sede riguardo a questo problema fu che i diplomatici, una volta ritiratisi in Vaticano, avrebbero potuto continuare a ricevere e spedire messaggi in cifra. Non potevano però servirsi della Radio Vaticana, dovevano spedire in Svizzera i loro messaggi cifrati, servendosi della valigia diplomatica vaticana; da lì sarebbero stati trasmessi telegraficamente ai rispettivi paesi. Per la stessa via sarebbero giunti ad essi i messaggi diplomatici dei loro governi (13) .

Dei problemi relativi alla rappresentanza straniera in Vaticano parlarono il 15 novembre Borgongini Duca, nunzio apostolico in Italia, e il sottosegretario agli interni Buffarini Guidi. Costui si lamentava vivamente affermando:

"Roma è diventata il maggior centro di spionaggio (...). Farò una revisione di tutti gli altri stranieri americani e inglesi (compresi preti, frati, monache e prelati) perchè fin qui siamo stati troppo buoni e questi sono tutti a piede libero (...). Metterò una cinta armata intorno al Vaticano per controllare chi entra e chi esce. Si debbono vedere per Roma diplomatici e famiglie di diplomatici che vanno dal barbiere ... mentre gli americani bombardano Genova". Il nunzio ribatteva ricordandogli i Patti Lateranensi e aggiungendo "che i movimenti di truppe e delle navi, non possono essere noti nei centri ecclesiastici di Roma (...) e che il Corpo Diplomatico estero, ivi non può nemmeno telegrafare in cifra, cosa che invece avviene per i Diplomatici accreditati presso al Quirinale" (14) .

In quell'incontro si parlò però soprattutto dei bombardamenti che stavano sconvolgendo il nord Italia. Buffarini protestò contro il pesante coinvolgimento dei civili minacciando ritorsioni ("Farò mettere nelle città indifese tutti gli internati inglesi ed americani con le loro mogli e bambini, così saranno i primi a cadere"), sostenendo la correttezza della condotta italiana ("che m'importa dei tedeschi! Noi siamo stati sempre correttissimi") e assicurando che gli italiani non avevano partecipato ai bombardamenti di Londra. Di fatto, se anche c'era stata una partecipazione italiana ai bombardamenti, essa era stata minima e, come riferiva all'epoca il giornale inglese The Tablet, abbastanza inefficace. Mussolini, invece, si era gloriato della partecipazione di un corpo di spedizione italiano e con questa vanteria aveva offerto una sin troppo facile giustificazione alle azioni militari alleate. Il ministro inglese presso la Santa Sede, Sir Francis Osborne, non ebbe quindi difficoltà a difendere, in una nota indirizzata al cardinal Maglione, l'operato dell'aviazione inglese, ricordandogli l'importanza strategica di Genova e le vittime civili dei bombardamenti su Londra e su Coventry del 1940. Proprio su questo aspetto si innescò una polemica tra Inghilterra e Vaticano. La Santa Sede manifestò la sua preoccupazione per il fatto che i bombardamenti, soprattutto a Genova, avevano coinvolto edifici civili, ospedali e chiese, e richiamò a una maggiore attenzione durante le incursioni aeree. Osborne rispose chiarendo le ragioni e gli scopi delle azioni militari inglesi e accusando la Santa Sede di preoccuparsi "in maniera particolare delle città italiane, (...) appunto perchè italiane" (15) . L'accusa di parzialità venne successivamente ripetuta quando il Vaticano si impegnò affinché si risparmiasse la città di Roma dai bombardamenti: venne fatto notare che il "Vaticano, lungi dall'adottare una posizione internazionale, apparirebbe associarsi agli interessi dello stato italiano" (16) .

I bombardamenti erano il più evidente segnale che la situazione si stava decisamente aggravando.

Gli elementi moderati del regime cominciarono a rendersi conto della necessità di iniziare una trattativa che potesse ancora portare ad una pace onorevole. Fra essi Dino Grandi, ministro di Grazia e Giustizia, fu particolarmente deciso nel cercare una soluzione. Alla fine di novembre tentò di intraprendere un sondaggio preliminare presso gli alleati per scoprire a quali condizioni avrebbero accettato un dialogo. A Grandi sembrò opportuno compiere un viaggio in Spagna, dove avrebbe potuto incontrare l'ambasciatore inglese a Madrid Samuel Hoare che conosceva abbastanza bene. Mussolini però pose il suo veto all'operazione dicendo a Ciano che la presenza di Grandi in Spagna poteva dispiacere ai "nostri alleati tedeschi" e che il viaggio doveva essere rimandato alla fine della guerra (17) .

Grandi aveva anche deciso di sondare le disponibilità della Santa Sede affinché il papa prendesse una concreta iniziativa a favore della pace. Tale auspicio era stato espresso nel corso di un incontro con monsignor Borgongini Duca il 18 novembre: "Solo il Papa può dire al mondo la sua parola. Ho inteso anche in questi giorni riprodotto per radio, il suo magnifico e veramente ispirato messaggio di Natale (18) . Nessuno meglio di me ne può apprezzare l'alto valore: io che sono stato alle sedute della Conferenza di Ginevra. Forse sarebbe opportuno che adesso dalle premesse così autorevolmente poste, Egli cominciasse a scendere al pratico" (19) . Al Nunzio queste parole ricordarono quelle dette da Buffarini Guidi il 15 novembre: "Anch'io credo che vi dovrà essere una pace di compromesso (...). Bisogna inoltre che egli (il papa) parli di pace, ma uscendo dai principi per scendere al pratico, in modo di proporre quasi un arbitrato".

A queste speranze in realtà si contrapponevano le parole che Borgongini Duca aveva sentito da Ciano secondo cui "non è il caso di parlare di pace" (20) e gli atteggiamenti del duce il quale aveva pubblicamente affermato: "il compito dell'ora è unico e solo: combattere. Combattere insieme con i nostri alleati, combattere fianco a fianco con la Germania"; la stessa pace di compromesso era da scartare poichè una "pax britannica sarebbe una Versaglia moltiplicata per cento" (21).

Al fine di valutare se esistessero prospettive di pace per l'Italia, Borgongini Duca si recò il 27 novembre dal re il quale era da poco ritornato a Roma dopo aver trascorso il mese di ottobre nella tenuta di San Rossore. Il colloquio tra i due si protrasse per un tempo insolitamente lungo e Vittorio Emanuele III si mostrò decisamente ottimista, ma vago nelle risposte; il re riteneva che il papa "nel suo cuore non può desiderare la vittoria degli ebrei, dei bolscevichi e dei luterani" (luterani? non lo erano forse i tedeschi? annotava il nunzio), era convinto che gli Alleati non si trovassero in una posizione eccessivamente comoda e non avrebbero probabilmente vinto la guerra. Sul tema della pace fu assolutamente evasivo affermando di augurarsi solo "che alle trattative di una eventuale pace non prendano parte i Capi, i quali non hanno da rendere conto a nessuno, perchè avremmo una Conferenza con i Lloyd George, i Wilson e i Clemeceau; ma bisogna che le trattative siano messe in mano alla Diplomazia"; aggiunse infine la propria indignazione contro i bombardamenti: " Questi bombardamenti sono una cosa barbara... . I danni delle incursioni sono stati approssimativamente calcolati così: un miliardo a Genova, quattrocento milioni a Torino, duecento milioni a Milano" (22) .

Questo atteggiamento sembrava confermare le affermazioni di Ciano e del duce e non dava pertanto molte speranze a coloro che auspicavano una soluzione separata. Tra costoro vi erano anche l'antico ministro degli esteri Carlo Sforza, antifascista rifugiato in America, e il maresciallo Badoglio. Il primo, che aveva organizzato in America una "Conferenza panamericana di Italia libera" (23), aveva proposto la sua candidatura per costituire un nuovo governo. Tuttavia la Santa Sede aveva fatto sapere negli Stati Uniti che non riteneva un anticlericale ed espatriato da molti anni come Sforza, una persona adatta al compito. Badoglio, da parte sua, il 21 dicembre riferiva, in una lettera fatta recapitare a Maglione in tutta segretezza, di aver ricevuto dal senatore Tommasi una notizia secondo cui, grazie anche a un intervento del papa, il re si era convinto a sostituire Mussolini; il Maresciallo chiedeva al pontefice approvazione per un'eventuale e, secondo quanto gli era stato riferito, imminente sua investitura a capo del governo e chiedeva appoggio per intraprendere trattative a favore di una pace onorevole. In realtà la notizia ricevuta da Badoglio era clamorosamente falsa e Maglione, dopo aver sentito Pio XII, la smentì al colonnello Valenzano (l'emissario inviato dal Maresciallo), giudicandola "frutto di fantasia accesa e dovrei dire folle o colpevole" (24) . Questa mossa dell'ex capo di Stato Maggiore è però interpretabile, come ha scritto De Felice, come un tipico esempio del suo modus agendi, e degli espedienti ai quali non disdegnava ricorrere per autocandidarsi alla guida di un futuro governo antifascista (25).

_______________________________________________________________________

1) Mussolini in un discorso del dicembre '43 aveva comunicato i danni delle incursioni. I morti per i bombardamenti, relativamente a quell'ultimo periodo, erano 838, 994 i feriti. Moltissime le case distrutte: 1414 a Milano, 3230 a Torino, 1020 a Savona, 6121 a Genova. Vedi Errore. L'origine riferimento non è stata trovata., fasc.1698, 16 dicembre 1942, p.286

2) "... il miglior metodo per facilitare un crollo interno in Italia è mettere in evidenza la posizione militare disperata dell'Italia e la determinazione delle Nazioni Unite nel proseguire la guerra contro l'Italia con estremo vigore..." da un telegramma inviato dal Foreign Office alla Segreteria di Stato americana il 30 novembre 1943. Foreign relations of the United States (d'ora in avanti F.R.U.S.), 1943, vol.II, Europe, Washington,1964, pp.314

3) Il giornale di Farinacci aveva risposto a una protesta del vescovo di Cremona Cazzani dicendo: "Siccome è certo che Myriam Taylor (sic) è stato ospite del Vaticano e... ha detto di avere avuto conferma che bastavano pochi bombardamenti per minare la compagine e la resistenza del popolo italiano, noi ci siamo creduti in diritto di domandare con chi mai il rappresentante del giudeo Roosevelt avesse parlato", A.D.S.S., vol.VII, p.98n.

4) A.D.S.S., vol. V, Borgongini Duca a Maglione, 8/3/1942, d.286, p.474

5) A.D.S.S., vol.VII, Borgongini Duca a Maglione, 20/11/1942, d.27, p.109; per l'episodio cfr. anche D.D.I., nona serie, vol.IX, Guariglia a Ciano, 16/11/1942, d.313, p.311 e Ciano a Mussolini, 19/11/1942, d.326, p.322

6) Vedi A.D.S.S., vol.VII, Borgongini Duca a Maglione, 18/11/1942, d.21, p.101

7) R. Guariglia, Ricordi 1922-1946, E.S.I., Napoli, 1949, p.531

Giovanni Preziosi era uno dei più fanatici e convinti razzisti del regime, era divenuto un acceso antisemita ed aveva rinunciato al sacerdozio per la carriera giornalistica. Nella fase antisemita del regime, nel 1938, venne nominato ministro. Dopo il 25 luglio fuggì in Germania dove da Radio Monaco teneva violenti discorsi contro gli ebrei, i massoni e i traditori. Ottenne da Mussolini, nel marzo 1944, la direzione dell'Ispettorato per la Razza. Morì suicida il 25 aprile 1945.; cfr. R.De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino, 1988

8) G. Ciano, Diario 1939-1943, Rizzoli, Milano, 1946, vol.II, p.208

9) R. Guariglia, op. cit., p.529

10) Idem, p.505

11) Vedi G. Angelozzi Gariboldi, Il Vaticano nella seconda guerra mondiale, Mursia, Milano, 1992, p.126

12) Idem, p.127. L'art. 12 dei Patti Lateranensi affermava:" L'Italia riconosce alla Santa Sede il diritto di legazione attivo e passivo secondo le regole generali del diritto internazionale. Gli inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede continuano a godere nel Regno di tutte le prerogative ed immunità che spettano agli agenti diplomatici secondo il diritto internazionale, e le loro sedi potranno continuare a rimanere nel territorio italiano godendo delle immunità loro dovute a norma del diritto internazionale, anche se i loro Stati non abbiano rapporti diplomatici con l'Italia ..."

13) Vedi R.A.Graham, L'occhio del SIM sulla città del Vaticano, in La Civiltà cattolica 1978 IV 44-54; cfr. anche A.D.S.S., vol.V, la Segreteria di Stato ai Rappresentanti diplomatici delle repubbliche dell'America latina, 9/2/1942, d.245, pp.412-413

14) A.D.S.S., vol.VII, Borgongini Duca a Maglione, 15/11/1942, d.16, pp.92 sgg.

15) A.D.S.S, vol.VII, annotazioni di Maglione, 14/12/1942, d.53, p.137

16) Idem, Osborne a Montini, 26/12/1942, d.75, pp.169-170

17) L'episodio è riferito in F.W. Deakin, op.cit., p.161-162, che fa riferimento a: Count Dino Grandi explains, LIFE, 26 febbraio 1945, dell'episodio non c'è però traccia nel Diario di Ciano.

18) Grandi ovviamente si riferiva al discorso natalizio dell'anno precedente, 1941.

19) A.D.S.S., vol.VII, Borgongini Duca a Maglione, 18/11/1942, d.22, pp.102-103

20) Idem, Borgongini Duca a Maglione, 18/11/1942, d.21, p.102

21) Ultimo discorso alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, 2/12/1942, in B. Mussolini, Opera Omnia, vol. XXXI, a cura di E.Susmel e D.Susmel, La Fenice, Firenze, 1960, pp.132-133

22) A.D.S.S., vol.VII, Borgongini Duca a Maglione, 27/11/1942, d.34, pp.115 sgg.

23) La conferenza tenutasi a Montevideo nell'agosto 1942 aveva nominato Sforza, allora settantenne, "capo spirituale degli italiani antifascisti"; cfr. C. Sforza, L'Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi, A. Mondadori, Roma, 1945, pp. 176 sgg.

24) A.D.S.S., vol.VII, Badoglio a Maglione, 21/12/1943, d.67, pp.155 sgg.

25) R.De Felice, Mussolini l'alleato, Einaudi, Torino, 1990, p.1165

Home